Nereto
Alla scoperta di antiche radici
La parola chiave del vostro viaggio per le vie di Nereto è il tempo, tempo lento. Il borgo dalle antiche tradizioni merita calma e attenzione per essere scoperto fino in fondo.

Sarebbe stato fondato dai Liburni, provenienti dall’altro lato dell’Adriatico, dall’attuale Croazia: lasciando le sponde del fiume Neretva, insediarono il loro primo centro in Val Vibrata e lo chiamarono Nereto, in ricordo dei luoghi d’origine. 

Testimonianza delle antiche radici del paese sono i reperti del periodo neolitico, rinvenuti in contrada Crocetta, tra cui i resti di un’abitazione chiamata “capanna di Paialonga”. Nel Medioevo il borgo divenne parte del Ducato di Spoleto, poi del Regno delle due Sicilie, quindi dello Stato della Chiesa e successivamente, di nuovo del Regno di Napoli.

Simbolo della comunità neretese è la Fontana Vecchia. Costruita nel 1881, è caratterizzata da tre nicchie ornate da bocche a mascheroni, lavatoio e abbeveratoio. Recentemente, dato il suo centrale significato, è stata ristrutturata e riaperta al pubblico. 

Poco fuori dall’abitato, nell’antico Borgo Galliano, si trovano pregevoli testimonianze artistiche: la Chiesa di San Martino, tra le più antiche d’Abruzzo, risalente all’inizio del XII secolo, con il portale che racchiude un antico rilievo di “San Martino e il povero”, e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio del 1676, caratterizzata da due facciate, distanti ma perpendicolari, che sembrano essere entrambe quella principale. 

Vi stupirà poi la presenza di opere di arte contemporanea: la scultura bronzea raffigurante San Martino di Tours a cavallo realizzata dall’artista Franco Murer, il monumento a Sandro Pertini dell’artista Michele Zappino, la Madonna della Consolazione dell’artista Ubaldo Ferretti. Spicca soprattutto, all’ingresso del paese, il Monumento al Multiculturalismo, opera in bronzo a firma del neretese Francesco Perilli, che ritrae l’uomo universale e 8 colombe nello sforzo di unire gli 8 meridiani della Terra.

A questo punto della vostra passeggiata, pausa meritata! Fermatevi per assaggiare alcuni piatti tipici: la “capra alla neretese”, ricetta legata alla pastorizia, a base di bocconcini di capra cucinati in umido per lungo tempo per renderli morbidi, accompagnati da peperoni rossi, e il “tacchino alla neretese” che per tradizione si consuma soprattutto nel giorno di San Martino. Tutto condito con un filo di ottimo olio extra vergine di oliva.

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